Prima di partire

Tempi minimi di connessione: quanto scalo serve davvero per non perdere il volo

2 min di lettura

Un planisfero e appunti per la progettazione di un itinerario

C’è una riga, nei motori di prenotazione, che ha rovinato più vacanze di qualsiasi monsone: “tempo di connessione: 55 minuti — valido”. Tecnicamente è vero: il minimum connecting time di quell’aeroporto lo permette. Praticamente, stai scommettendo la tua settimana di ferie su un atterraggio puntuale, un controllo passaporti scorrevole e un terminal che non devi attraversare di corsa.

Cosa significa davvero “tempo minimo”

Il tempo minimo di connessione è il limite sotto il quale la vendita è vietata — non il tempo consigliato. È la differenza tra “legale” e “sensato”. Tre domande da farsi sempre:

  • I due voli sono sullo stesso biglietto? Se sì, in caso di ritardo la compagnia deve riproteggerti. Se no, il secondo volo parte senza di te e nessuno ti deve niente.
  • Devo cambiare terminal? A volte “stesso aeroporto” significa un bus di 20 minuti.
  • C’è un controllo passaporti in mezzo? Fuori Schengen la fila può mangiarsi mezz’ora da sola.

La mia regola

Sui biglietti separati non scendo mai sotto le tre ore — e preferisco quattro. Sullo stesso biglietto, dipende dall’aeroporto: ce ne sono di onesti e di labirintici.

Lo scalo giusto non è il più corto. È quello che regge un ritardo di quaranta minuti senza farti correre.

Quando guardo un itinerario, gli incastri tra i voli valgono da soli un capitolo intero. Se l’itinerario te l’ha costruito un algoritmo, questo è uno dei punti dove sbaglia più spesso: sa leggere gli orari, non sa cosa significa correre con un trolley.

Firmato: Silvia Missiaglia — Missi Viaggi

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