Destinazioni con dignità
Tre settimane in Giappone con un itinerario fai-da-te collaudato: il debriefing
Debriefing pubblicato con il permesso della protagonista.
M. è il caso che smentisce chi pensa che io abbia qualcosa contro il fai-da-te: il suo itinerario giapponese — tre settimane, da Tokyo a Kanazawa passando per la penisola di Noto — era uno dei più solidi che abbia mai collaudato. Me lo ha portato non perché fosse insicura: perché voleva la controprova. Porta 1, parcella fissa, nessun obbligo di affidarmi niente.
Cosa ha trovato il collaudo
Tre crepe, nessuna visibile da casa:
- un collegamento ferroviario non più attivo: la guida da cui l’aveva copiato era precedente alla riorganizzazione della linea — l’alternativa esisteva, ma andava prenotata con giorni di anticipo;
- un “quartiere comodo” che non lo era: l’hotel di Osaka era vicino a una stazione, ma di una linea che non serviva nulla del suo itinerario;
- un budget senza le voci noiose: bagagli spediti tra le città, tasse di soggiorno, e il pass ferroviario che per il suo percorso non conveniva più.
Com’è finita
È partita col suo itinerario, corretto in quei tre punti, e con il punteggio del collaudo scritto sul frontespizio. Non mi ha affidato il viaggio — non ne aveva bisogno, e gliel’ho detto.
“Il collaudo non mi ha cambiato il viaggio. Mi ha tolto le tre sere che avrei passato a ricontrollare tutto.” — M.
Il collaudo serve a questo: non a vendere un viaggio diverso, ma a firmare quello che hai già costruito. Quando è buono, il mio lavoro è dirtelo.
Firmato: Silvia Missiaglia — Missi Viaggi
Il tuo itinerario fai-da-te passerebbe un collaudo?
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Il prossimo tratto lo disegniamo insieme?
Rispondo io. Non un centralino, non un algoritmo.